L’avventura spirituale di Lisa Tetzner e di Kurt Kläber


Lisa Tetzner (1894-1963) nacque a Zittau in un ambiente borghese. Ostacolata dal padre medico nella scelta di frequentare la “Soziale Frauenschule” di Berlino, città in cui frequentò anche la scuola teatrale di Max Reinhardt, fu indirizzata da tali esperienze verso una scelta artistica di orientamento sociale. Nel 1918, su incitamento dell’editore Eugen Diedrichs, fu attiva come dicitrice di fiabe e racconti in itinerari che la portarono attraverso la Turingia, la Svevia e la Renania. A questa esperienza di contatto con l’infanzia è dedicato il suo primo libro: Von Märcheneszählerin im Volk. L’acquisita notorietà in questo campo, oltre ad aprire spazi editoriali ai suoi libri e alle sue raccolte di fiabe, le fruttò nel 1924 una pionieristica rubrica per bambini a Radio Berlino, dove nel 1927 assunse la direzione della “Kinderstunde”.

Nel 1924 sposò Kurt Kläber (1897-1959), spirito inquieto uscito dalla Grande guerra (in cui combatté al fronte) trasformando la frustrazione della sconfitta nella speranza di una rigenerazione sociale e politica. Calatosi fra il popolo come minatore nella Ruhr, venditore ambulante di libri e fondatore di una ”Arbeiterschule” a Bochum, condivise con altri artisti del tempo l’idea di una letteratura al servizio della classe operaia, di agitazione e di lotta contro l’ordine borghese. Die Barrikaden an der Ruhr (1925), la sua prima raccolta di racconti, nell’estremizzazione degli assunti a partire dall’idea di solidarietà tra i poveri e dal pacifismo, fu proibito dalla censura, provocando la mobilitazione dei più impegnati intellettuali del tempo (Hesse, Brod, Feuchtwanger, Toller, ecc.) in favore della libertà di opinione. La sua militanza in prima linea lo portò a fondare vari periodici di critica e di propaganda, tra cui il mensile “Die Linkskurve”.

All’ascesa al potere dei nazisti, fu una delle loro prime vittime. Arrestato nel 1933, la sera stessa dell’incendio del Reichstag, riuscì ad evadere e a fuggire avventurosamente in Cecoslovacchia, da cui poté raggiungere la moglie a Zurigo, con la quale dal 1924 (su raccomandazione di Hermann Hesse e di Lisa Wenger che già vi risiedeva) aveva regolarmente soggiornato a Carona. In tal modo il villaggio ticinese divenne il luogo di riferimento nello stato di emigrante che Kläber divise tra Parigi (dove collaborava al centro di emigrazione tedesca e al Komintern) e la Svizzera, in cui era tenuto a sottostare al divieto di pubblicazione. Oltre a non ottenere il permesso di lavoro, nel 1939 gli fu revocato il permesso di soggiorno, che infine ottenne grazie all’intervento del consigliere nazionale socialista Hans Oprecht e dello scrittore Traugott Vogel.

La Svizzera comunque appariva alla coppia un riferimento sulla base del quale ricostruire a tempo debito la nuova Europa. Nel 1939 Lisa Tetzner scriveva a Vogel:
“Sempre più la Svizzera come struttura statuale mi sembra un nucleo e il modello. L’unica possibilità di pace sarebbe una formazione statuale europea secondo il modello svizzero. Potremmo collaborare ad educare la gioventù europea, specialmente quella tedesca”.

Quando fu il momento di tradurre in pratica questi propositi, nel dopoguerra, i Kläber si erano ormai allontanati dalla politica, delusi dal comunismo. In verità tali intenzioni erano già state tradotte nei loro libri per l’infanzia: Die schwarzen Bruder pubblicato nel 1939 ad Aarau con la firma della sola Tetzner a causa del divieto imposto a Kurt di svolgere attività di scrittore (ispirato ai piccoli spazzacamini della Valle Verzasca, venduti come schiavi nell’800 a Milano, sfruttati e costretti a subire soprusi, ma in grado di riscattarsi attraverso l’amicizia e la solidarietà della costituita associazione dei “Fratelli neri” appunto), a cui seguì Die rote Zora (Zora la rossa), il maggiore successo di Kläber pubblicato nel 1941 con lo pseudonimo di Kurt Held (nel periodo in cui in cui il nostro paese gli concedeva solo il soggiorno senza permesso di lavoro), e altri titoli (Il trombettiere di Faido, 1947-49, Mattia e i suoi amici, 1950, Giuseppe e Maria, 1955). In questi lavori sono esaltati i valori di solidarietà che uniscono i bambini diseredati, protagonisti documentati nello stato di esclusione sociale, sotto la pressione di leggi ingiuste, privati di prospettiva di riscatto se non nell’amicizia stretta tra simili, tra l’umanità dei sofferenti. In forma traslata vi si può cogliere una continuità con la pratica letteraria militante degli anni Venti, non più come messaggio rivoluzionario, bensì nella didascalicità, nell’utilità didattica di un modo di concepire l’arte al servizio della società.

Tale idea di servizio continuò nella Casa Pantrovà, l’abitazione che i Kläber riuscirono a costruire nel 1955 grazie ai proventi finalmente fruttati dai loro libri, sul terreno che avevano acquistato nel 1936, inizialmente sfruttato per l’attività agricola per il loro proprio sostentamento. Nell’idea di “pane trovato”, è ravvisabile quindi il concetto di soddisfazione del bisogno materiale con cui si confronta la dura realtà dei poveri, ma anche di pane come nutrimento spirituale (di arte come mezzo di emancipazione), elaborato anche al livello della visione culturale dell’artista nordico alla ricerca del luogo ispirativo nel luogo lacustre a meridione delle Alpi, affacciato come un balcone sul Mediterraneo, dove è ritenuto che l’uomo viva in armonia con la natura.

Destinando la loro casa per testamento agli scrittori e agli artisti, Kurt Kläber e Lisa Tetzner completarono il progetto di utilità del loro lavoro. Gestita da Pro Helvetia fino al 2004, Casa Pantrovà ha svolto il suo compito accogliendo molte personalità dell’arte, della musica e della cultura in generale. Il successivo intervento del Comune di Carona, che l’ha riscattata mettendola a disposizione della nostra associazione, ha consentito non solo di mantenerne la funzione di luogo ispirativo (importante come ponte culturale tra nord e sud della Svizzera), ma anche di far vivere nel tempo l’ideale di solidarietà che diede a Lisa Tetzner e a Kurt Kläber la forza di resistere alle avversità della storia.

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